i ricordi di
Despar Sicilia
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È tempu di fari i buttigghi

La Sicilia è veramente un luogo meraviglioso, ricco di storia e usanze, di riti e tradizioni che si sono tramandate per secoli, da famiglia in famiglia, e in alcuni casi ancora continuano, magari perdendo un po' dell'aspetto festoso e di grande riunione familiare che avevano una volta, dopotutto i tempi cambiano, ma mantenendo viva una memoria popolare che ha arricchito i suoi abitanti e ha regalato esperienze di vita e ricordi indelebili. Ne è un esempio la tradizionale preparazione della salsa imbottigliata, una lunga giornata di lavoro faticoso che si trasformava in una vera festa che riuniva tutta la famiglia. Così è nei ricordi della nostra amica Rosa, che da bambina ogni anno a fine estate era pronta ad aiutare le donne della famiglia per preparare i buttigghi ca sassa. Ce lo racconta per la rubrica “ti sblocco un ricordo”.

Pomodori, quarare e buttigghi

“Sicilia, fine estate, caldo, pomodori, quarare, stanchezza e divertimento, questo era fari i buttigghi!” La nostra amica Rosa ricorda con gioia questo evento che si ripeteva annualmente e che consisteva nel preparare una scorta di salsa di pomodoro fatta in casa che durasse fino all'estate successiva. “Ci riunivamo nella campagna dei miei nonni paterni, c'era bisogno di tanto spazio e lì, mentre si lavorava per preparare la salsa, io, i miei fratelli e i miei cugini ci divertivamo ad esplorare, a correre, a raccogliere fiorellini e a fare m'ama non m'ama! Si cominciava la mattina presto, quasi all'alba, per evitare di lavorare nelle ore più calde. Ricordo cassette piene di pomodori rossi e maturi, “sulu i chiù duci” diceva mia nonna, e una infinità di bottiglie riciclate, pulite e pronte per essere riempite. Quella della raccolta di bottigghie e buatti era un'operazione che durava tutto l'anno, se ne raccoglievano di varie dimensioni e quelle della birra per mia mamma erano le migliori, più resistenti e della misura giusta. La prima operazione della mattina era lavare tutti i pomodori, li mettevano in contenitori e vasche piene d'acqua e anche noi bambini potevamo aiutare a lavarli. Erano tantissimi! Una volta puliti si passavano nelle quarare, pentoloni di rame enormi, giganteschi, e si cucinavano. Quando erano cotti iniziava la vera fatica, u pummaroru s'ava mettiri ndo passa-pummaroru, un attrezzo in cui si inseriva il pomodoro e si girava una manovella così da filtrare e separare la polpa da semi e bucce. Per una salsa più liscia si passava più volte. Sembrava un'operazione facile a vederlo fare, ed ognuno di noi bambini a turno voleva provare, ma mi ricordo che rinunciavamo presto, era faticoso e dopo poco ci faceva anche male il braccio. Però c'era qualcosa di magico a vedere la salsa che calava da sotto. Fatto questo si passava alla fase successiva del rituale: l'imbottigliamento. Con cuppini e mutu, ovvero mestoli e imbuti, si versava dentro buttigghi e buattiquesta meravigliosa e fluida prelibatezza rossa e una volta finito si aggiungeva u basiricò e l'ogghiu, neanche a dirlo, chiddu bonu. Ricordo che la salsa la facevano versare anche a noi bambini ma dovevamo stare attenti, e ci facevano anche mettere il basilico e spingerlo in fondo con il cucchiaio di legno, e noi tutti ci sentivamo grandi. Con le bottiglie ben chiuse cominciava un altro momento affascinante e delicato, la sterilizzazione: i contenitori venivano messi in pentoloni e fatti bollire per almeno mezz'ora. Ma prima, per evitare rotture, era indispensabile che ogni bottiglia venisse avvolta in coperte e giornali. Una volta pronte venivano fatte raffreddare e riposte per circa un mese prima di poterle consumare. Riempivamo un sacco di bottiglie, bastavano per noi, i nonni e gli zii, e qualche bottiglia veniva pure regalata. Preparavamo una scorta di conserva di salsa di pomodoro che durava un anno intero. Era un vero e proprio evento, la giornata era scandita da risate, cibo e fatica; mio nonno tagliava le fette di pane casareccio, le riscaldava e le cunzava cu l'ogghiu, u ziu puttava u vinu bonu e a zia faceva a pasta, poi c'erano olive, pomodori secchi e formaggio. Una festa che riuniva tutta la famiglia, uno dei tanti momenti di condivisione che ci vedeva riuniti e spensierati. Una magia che veniva sprigionata ogni volta che, durante l'inverno, aprivamo na buttigghia di salsa e l'estate, la festa, il caldo e il sole di Sicilia dirompenti inebriavano la nostra cucina. Forse ora può sembrare un lavoro faticoso e inutile, dopotutto ovunque è possibile trovare salsa di pomodoro già pronto, eppure quello preparato durante queste indimenticabili giornate era diverso, sapeva di casa, di amore e di dolce fatica.

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