i ricordi di
Despar Sicilia
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U truppettu, ricordi di picciriddi siciliani

Quanti di voi conoscono u truppettu? Forse chiamandolo tuppetturu o rummulu? Magari non vi viene in mente nulla, ma provate a chiederlo ai vostri nonni o zii e siamo sicuri che vi regaleranno racconti emozionanti, testimonianza di un tempo che fu, scandito da risate e giochi da fare esclusivamente all’aperto e in compagnia di amici. Ma adesso è il momento di ascoltare il racconto di nonno Mario.

Le sfide e la voglia di stare insieme

“Mario, Mario, u puttasti a truppettu?” Questa la domanda di rito che giornalmente mi urlava Giovanni, il figlio della signora Cettina che stava al piano terra. Arrivavano subito anche Salvo e Antonio, ed il cortile del palazzo si trasformava in un campo di battaglia, che a suon di palloni, biglie e truppetti animavano i nostri pomeriggi, e quelli degli adulti che puntualmente intonavano: “a finiti uora di fari tuttu stu schifiu?!
Erano i pomeriggi di primavera della nostra infanzia, l'aria cominciava a riscaldarsi e stare a casa era una tortura, così dopo pranzo tutti a sfidarci in cortile al gioco più bello che sia esistito: u lanciu do truppettu! Mio nipote mi guarda perplesso.... “u lanciu di cosa, nonno?” mi domanda incuriosito. “Ma come non hai mai sentito parlare do truppettu? Ti spego cosa è e come si gioca!
U truppettu, o rummulu, era il gioco dei picciriddi, costava poco e non c'era picciriddu che non ne avesse almeno uno. Era di legno, assomigliava un po' ad una pera: nella parte più stretta la circonferenza era striata e dall'estremità usciva una punta di metallo; si attorcigliava uno spago tutto intorno, poi si lanciava a terra facendo un contraccolpo per farlo roteare. C'erano tanti modi per giocarci. Noi segnavamo con un gesso un campo e ci sfidavamo a chi lo faceva stare di più in piedi senza farlo uscire dal campo. Salvo era il più bravo, il suo truppetto furriava più di tutti e riusciva pure a decidere dove farlo andare. Era proprio difficile da battere, e quando succedeva era una festa! Una volta avevo ricevuto un truppettu nuovo come regalo, ero tutto agitato ed emozionato, mi ero allenato tanto di nascosto dagli altri dopo la scuola e quel pomeriggio ero intenzionato a sfidare Salvo. Sono sceso in cortile tutto concentrato. Erano già tutti lì, arrotolo con calma la corda attorno al gioco, prendo la mira, trattengo il respiro e via, lanciamo le nostre trottole. Dopo un iniziale tremolio ecco che cominciano a furriari, e tutti iniziano a fare il tifo per me, perché Salvo era veramente imbattibile, quindi quando perdeva, la vittoria di uno diventava la vittoria di tutti! Le trottole sembravano danzare, si allontanavano e si avvicinavano seguendo il ritmo delle nostre grida fino a quando iniziarono a rallentare, e piano piano si fermarono. Tutt’intorno uci e scrigghia! “Mario! Mario! Vincisti tu!” Io cominciai ad urlare felice! Eravamo così esaltati che tutti si affacciarono dai balconi. “Chi fu? Chi succiriu?” Cominciarono a chiedere tutti preoccupati. Anche mia mamma si affacciò allarmata. “Mario stai bonu? Chi fu?” “Ho vinto mamma! Ho vinto!” Gridavo. E lei di tutta risposta: “mi facisti scantari! A tagghila ora di iucari e arricogghiti che ta fari i compiti!
Che momenti unici, che risate, che gioia, che ricordi! A raccontarli mi sembra quasi di rivivere quei momenti di gioiosa e spensierata gioventù, rivedo i miei amici, quelli con cui ogni cosa si trasformava in avventura, scherzi e risate. E ripenso a come può un oggetto tanto piccolo essere fonte di tanta allegria, perché, ve lo devo dire, io co truppettu mi arricriai n’ saccu a jucari!

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