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La Mannara di Montalbano, la basilica laica sul mare di Sampieri

Passeggia Montalbano. È pensieroso, le indagini sono a un punto morto. Chi è l’assassino che ha scosso l’anima tranquilla di Vigata? Ancora una volta la Mannara custodisce un segreto, lo sente: ma quale? Alza lo sguardo, cerca conforto, lo trova nell’unico posto che sa non lo tradirà mai, il mare. Siamo a Sampieri, luogo caro al commissario più famoso d’Italia: qui sono state ambientate molte scene della fortunatissima fiction di Rai1. In questa punta della Sicilia Sud orientale la fantasia della straordinaria penna di Andrea Camilleri ha trovato dimora fisica, accolta da luoghi bellissimi, dal mare e dal barocco.
Il profumo del mare
Poco più di 600 abitanti, un tempo tutti pescatori: eccolo il cuore di Sampieri, frazione di Scicli, in provincia di Ragusa. D’inverno è un piccolissimo borgo sul mare. D’estate si gonfia di villeggianti locali e di molti turisti alla ricerca di uno spicchio di semplicità e di qualche traccia di quel Montalbano che da anni li tiene incollati alla tv.

Case in pietra, stradine strette, mare: Sampieri è tutta qua ed è bella, bellissima così.

Sarà per questo che ha fatto innamorare di sé registi e sceneggiatori, uomini della cultura, dello spettacolo, dell’arte. Ieri e oggi, arrivano ed è colpo di fulmine. Da un lato il litorale sabbioso, un invito a passeggiate rilassanti, dall’altro la costa più frastagliata, attrazione per chi cerca l’avventura. Il centro del paesino poi, antidoto impagabile contro l'impellenza quotidiana. La sfera emotiva di Sampieri ruota attorno alla serenità.

Dalla storia antichissima, risalente persino al Neolitico, questo borgo ibleo da sempre ha nel mare il suo elemento vitale. Per generazioni i suoi abitanti si sono tramandati i segreti della pesca, principale attività del luogo per secoli. Negli ultimi decenni lo sviluppo dell’agricoltura nelle campagne limitrofe e poi del turismo non ne hanno scalfito l’anima marittima. A partire dal suo caratteristico profilo urbano che piace così tanto ai visitatori.

‘O Pisciuottu di Montalbano
A Sampieri c’è una contrada dal nome bizzarro, Pisciotto si chiama. Qui sorge uno dei monumenti di archeologia industriale più particolari della Sicilia. Gli abitanti del posto lo chiamano ‘o Pisciuottu, gli estimatori di Montalbano la Mannara.
È la Fornace Penna, uno stabilimento costruito nel primo decennio del 1900 dall’ingegnere Ignazio Emmolo in società con il barone Guglielmo Penna.

In pochissimo tempo divenne una fabbrica produttiva: qui erano realizzati laterizi e tegole che poi venivano esportati nel Mediterraneo. Alla vista ancora oggi si presenta imponente, altezzosa, quasi da assomigliare a una chiesa, una basilica laica in riva al mare la definì il critico d’arte Vittorio Sgarbi. Dava lavoro a un centinaio di giovani del luogo, era viva e prolifera in primavera e in estate, entrava in letargo alle prime piogge.

Nel gennaio del 1926 un incendio la devastò. Il movente è un mistero, il declino dell’area purtroppo una triste realtà.
Ancora oggi di proprietà della famiglia Penna, la Fornace è abbandonata a un destino impietoso: tante le idee attorno al suo recupero, tanti gli interessamenti pubblici e delle associazioni della zona, ma nessuno è mai riuscito a dare un lieto fine alla sua storia. Giace lì, davanti al mare, a leccarsi le ferite che di anno in anno, di giorno in giorno, si fanno sempre più profonde: ennesimo esempio dell’imprenditorialità umana stroncato dagli ostacoli della vita.

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