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L’Eremo di Santa Rosalia: una grotta di preghiere tra la natura

Nell’entroterra agrigentino, a una settantina di chilometri in auto dalla Valle dei Templi, tra i boschi di leccio e roverella dei Monti Sicani, c’è un posto di pace. Luogo di preghiera, meditazione e di memoria storica. È l’ Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina dove Rosalia, protettrice della Sicilia, visse parte della sua vita. Ancora oggi sono molti i fedeli che si recano in pellegrinaggio per visitare la grotta che ospitò la santa in fuga da chi voleva obbligarla al matrimonio, imponendole di rinunciare alla sua vocazione. Siamo a Santo Stefano Quisquina, centro di storia, natura e fede .

Rosalia si rifugia in una grotta
Io Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e del Monte delle Rose, ho deciso di abitare in questa grotta per amore di mio Signore Gesù Cristo.
Una vocazione pura, integerrima traspare da questa iscrizione, ancora adesso chiaramente visibile sul muro della grotta della Quisquina. A inciderla Rosalia , figlia del conte palermitano Sinibaldo e di Maria Guiscarda.
Una nobile dal destino segnato . Promessa in sposa a un principe, la ragazza decise di scappare da casa e di rifugiarsi in una piccola grotta nel bosco della Quisquina di proprietà del padre: a quanto pare i disegni terreni non coincidevano con quelli divini ! Nell’antro, uno spazio piccolissimo, umido e buio, raggiungibile solo dopo aver camminato carponi per attraversare due stanze scavate nella roccia, protetta dalla fitta vegetazione, Rosalia visse per dodici anni, fino al 1162, quando decise di fare ritorno a Palermo, qui la regina Margherita le concesse di trasferirsi in una grotta del Monte Pellegrino in cui rimase in solitaria sino alla morte.
Del suo periodo a Quisquina tuttavia non si seppe nulla per secoli. Fu solo nel 1624 che il culto di santa Rosalia si diffuse. In quell’anno accadde il miracolo della liberazione di Palermo dalla peste grazie al ritrovamento sul Monte Pellegrino delle ossa della santa che furono portate in processione dai cittadini lungo tutta la città, così come indicato dalla stessa Rosalia comparsa a un uomo. Dopo quaranta giorni dalla processione miracolosa, due muratori impegnati nella costruzione del convento Domenicano di Santo Stefano Quisquina s’incamminarono nel bosco alla ricerca di tracce della presenza della santa, sapendo che lì aveva dimorato. Furono loro a fare l’eccezionale scoperta della grotta con l’epigrafe . Oggi qui è custodita una statua di santa Rosalia, illuminata giorno e notte dai ceri che i fedeli portano in pellegrinaggio.

Da una grotta di preghiere sorge un eremo di grande fede
Trascorso qualche anno dal ritrovamento della grotta, il mercante Francesco Scassi colpito dalla storia della santa, decise di edificare sul posto un eremo. Il mercante si convertì alla vita religiosa e insieme a tre uomini si trasferì nel monastero e fondò una congregazione di frati devoti alla santa. L’ eremo crebbe sempre di più, fino a diventare autosufficiente e ad accogliere frati e novizi che aspiravano a entrare nella congregazione. Tuttavia la malafede di alcuni di questi, che volevano solamente approfittare dell’isolamento per scappare dalla vita all’esterno e godere dell’asilo religioso, portò via via a un declino della congregazione che nel 1928 fu sciolta. Nella struttura restò solo un frate, Frà Vicè, che visse di elemosine fino alla morte avvenuta nel 1985 all’età di 92 anni.

Gestito dalla Pro Loco Santo Stefano Quisquina e dalla cooperativa La Quercia Grande, oggi l’Eremo accoglie i visitatori nei locali conventuali (la cucina, la dispensa, le cellette, il refettorio, il frantoio, la stanza del principe, la legnaia che custodisce un museo etno-antropologico e la cripta) e nel santuario che conserva la scultura di santa Rosalia nell’intento di incidere l’epigrafe . Si tratta di una statua molto particolare poiché fu realizzata dallo scultore Filippo Pennino usando un unico blocco di marmo ibrido, in genere scartato dagli artisti poiché difficile da lavorare.

Da qualche anno i luoghi di santa Rosalia , dall’eremo a Santo Stefano Quisquina al santuario di Monte Pellegrino, sono collegati da un percorso lungo ben 185 kilometri , da percorrere a piedi, a cavallo o in bici, completamente immersi nella natura. A guidare il visitatore anche un’app scaricabile sul sito del Comune: clicca qui.

(foto credit Pro Loco Santo Stefano Quisquina)
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