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‘U misi i santa Barbara”, a Paternò si celebra la santa che salvò il paese dalla peste e dalla lava

Nel 1576 la peste minacciava Paternò, paesino alle pendici dell’Etna in provincia di Catania, seminando ovunque morte e distruzione. Donna Luisa Moncada, Signora della cittadina, aveva fatto costruire due lazzaretti dove far curare i malati, ma l’epidemia continuava a espandersi velocemente. Una notte, a una suora benedettina che prestava servizio in uno dei due lebbrosari, apparve in sogno santa Barbara - il suo culto era stato introdotto in città nel XIII sec. La religiosa supplicò la santa di salvare il paese e da lei fu ascoltata. Gli abitanti, immensamente grati per il miracolo ricevuto, la acclamarono a gran voce come patrona della città. A lei dedicarono un grande tempio e solenni festeggiamenti che ancora oggi durano un mese intero, ‘u misi i santa Barbara, e rappresentano il momento più atteso e intenso della vita cittadina.

Santa Barbara fu particolarmente clemente con i paternesi anche in un’altra occasione: nel 1780 infatti un’eruzione vulcanica incombeva sul paese. Gli abitanti disperati e impauriti decisero di portare le reliquie della santa nei pressi di Ragalna, comune vicino, dove si verificò il miracolo: la lava si arrestò immediatamente. Da allora santa Barbara viene invocata anche durante i temporali e gli incendi.

“‘U misi i santa Barbara” inizia il 3 novembre con i fuochi d’artificio e la sfilata della banda cittadina, ma i momenti più intensi si vivono dal 2 al 5 dicembre e di nuovo il 7 dicembre, con due repliche speciali durante l’anno per il 27 maggio, dedicata proprio al miracolo della lava, e il 27 luglio per celebrare la traslazione delle reliquie della santa.

Il 2 dicembre le varette di legno scolpito che rappresentano le corporazioni cittadine girano tra i rioni della città per poi ricongiungersi in serata davanti alla chiesa di Santa Barbara. L’indomani, 3 dicembre, a dare il buongiorno sono le campane che suonano a festa e 21 colpi sparati dal Castello normanno, simbolo del paese, dal cui torrione si può ammirare lo spettacolare panorama su tutto Paternò.
I festeggiamenti iniziano con la svelata della santa, l’apertura della cameretta che custodisce il bellissimo simulacro, poi per tutto il giorno e fino a notte fonda la processione lungo le principali vie cittadine, mentre i giovani si dedicano alla “Cantata” e alla rappresentazione di un carro trionfale infiorato, tra inni e fuochi d’artificio.
Il 5 dicembre la processione continua per tutto il paese per poi concludersi in serata con il rientro delle reliquie in chiesa.
L’11 dicembre, a una settimana di distanza, un’altra processione accompagna il busto raffigurante la santa e lo scrigno con le sacre reliquie per le vie cittadine per poi fare ritorno in chiesa per l’ultimo saluto con il suggestivo atto di affidamento e la benedizione della città.

Quella di Santa Barbara è solo una delle tante chiese che meritano di essere viste, da non perdere la chiesa della Madonna dell’Itria e la chiesa di Santa Maria dell'Alto, tra le più antiche di Paternò, a cui si arriva percorrendo la suggestiva Scalinata della Matrice (in foto), un gioiello architettonico che regala una delle prospettive più apprezzate e immortalate della città.

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