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Viaggio in Sicilia

01/10/2026

Gibellina e l’arte come motore di rinascita

Nel cuore della Valle del Belìce, nella parte occidentale della Sicilia, si trova Gibellina. È un luogo che non assomiglia a nessun altro: disteso tra colline morbide e silenzi ampi, a poca distanza da Trapani e dai paesaggi agricoli dell'entroterra siciliano. Una città che nel 2026 porta il titolo di Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea — il primo riconoscimento di questo tipo istituito in Italia — e che quel titolo lo ha guadagnato con una storia che non ha eguali: una storia di distruzione, rinascita e bellezza ostinata. È qui che oggi fa tappa il viaggio di Despar Sicilia alla scoperta dei luoghi della storia e del mito.

Gibellina, Capitale dell'Arte Contemporanea 2026

Gibellina è stata proclamata prima Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea per il 2026, riconoscimento promosso dal Ministero della Cultura attraverso la Direzione Generale Creatività Contemporanea. La cittadina ha vinto la selezione su cinque città finaliste con il dossier Portami il futuro, un titolo che è già un manifesto: arte, bellezza e cultura come strumenti di rigenerazione collettiva e visione sul domani. Il programma, affidato alla direzione artistica di Andrea Cusumano e sostenuto da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Fondazione Orestiadi e MAC – Museo d'Arte Contemporanea Ludovico Corrao, si sviluppa lungo quattro aree tematiche — Armonie del Contemporaneo, Memorie dal Futuro, Eredità e una sezione dedicata allo sviluppo territoriale — che intrecciano arti visive, teatro, musica, partecipazione comunitaria e rigenerazione urbana. L'inaugurazione ufficiale si è svolta il 15 e 16 gennaio 2026, data dell'anniversario del terremoto che aveva raso al suolo la città cinquantotto anni prima.

Una città nata due volte

La storia di Gibellina cambia radicalmente nella notte del 15 gennaio 1968, quando un violento terremoto colpisce la Valle del Belìce e distrugge quasi completamente l'antico abitato. Dalle macerie nasce una scelta radicale: non ricostruire il paese nello stesso luogo, ma edificare una nuova città a qualche chilometro di distanza. Nasce così Gibellina Nuova, frutto di un'idea urbanistica e culturale che non ha eguali in Italia — trasformare la ricostruzione stessa in un atto artistico e progettuale. Architetti, artisti e intellettuali vengono chiamati a dare forma a una città che non sia solo un luogo in cui abitare, ma un'opera collettiva e viva. Piazze, edifici pubblici, installazioni e sculture trasformano il tessuto urbano in un museo diffuso, aperto e percorribile da chiunque. Qui l'arte non è arrivata dopo la rinascita: è stata la rinascita stessa.

Il Grande Cretto

Tra i simboli più potenti di Gibellina c'è il Grande Cretto di Alberto Burri, una delle opere di land art più imponenti al mondo. Realizzato tra il 1984 e il 2015 sopra le rovine della vecchia Gibellina, il grande sudario di cemento bianco riproduce la pianta dell'antico centro abitato: strade, isolati, la memoria stessa di una comunità. Le macerie della città distrutta non sono state rimosse, ma sono state inglobate nel cemento, parte integrante dell'opera. Burri non ha costruito un monumento sulla tragedia: ha fatto della tragedia stessa la materia del monumento. Chi lo attraversa in silenzio capisce qualcosa che le parole faticano a dire.

Il Museo delle Trame Mediterranee

Presso il Baglio Di Stefano, sede storica della Fondazione Orestiadi, si trova il Museo delle Trame Mediterranee, istituito nel 1996 da Ludovico Corrao. Le sale del baglio raccolgono costumi, gioielli, tessuti d'arte, ceramiche e oggetti provenienti dalle culture del Mediterraneo, in un dialogo che abbatte le gerarchie tra arti maggiori e arti minori, trattando manufatti e oggetti quotidiani come parte di un patrimonio comune. Accanto a questa sezione etnografica, il Granaio ospita una delle collezioni d'arte contemporanea più importanti d'Italia, con opere di Carla Accardi, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò, Mario Schifano e presenze internazionali come Joseph Beuys e Bob Wilson. Nel cortile antistante si trova la Montagna di Sale di Mimmo Paladino, realizzata per le Orestiadi del 1990 e diventata uno dei simboli visivi di Gibellina.

Il MAC – Museo d'Arte Contemporanea Ludovico Corrao

A poca distanza dal Baglio Di Stefano sorge il MAC – Museo d'Arte Contemporanea Ludovico Corrao, intitolato al sindaco visionario che dopo il terremoto del 1968 scelse l'arte come strumento di rinascita per la sua città. La collezione, articolata in otto sezioni con un percorso storico-cronologico dal primo Novecento alle ultime avanguardie, raccoglie sculture, grafiche, fotografie e opere pittoriche di alcuni dei protagonisti dell'arte italiana del Novecento. Tra i lavori più significativi c'è La notte di Gibellina di Renato Guttuso, dipinta nel 1970 in memoria della notte in cui mille fiaccole si accesero per il secondo anniversario del sisma.

Gibellina non si limita a custodire la memoria, ma la trasforma continuamente. Qui il paesaggio diventa narrazione e l'arte è uno strumento per leggere il presente. E forse è proprio questo il suo insegnamento più profondo: dalle rovine può nascere non solo una città, ma un'idea nuova di bellezza.

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