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Nicolosi, a Natale l’Etna è magia

Dalla lava la bellezza. Possibile? Nicolosi ne è la prova. Ce l’ha inciso sul suo stemma: Subridens ocellus civitas fervido montis igne facta, cittadina resa dal fervido fuoco del monte una gemma splendente. Una gemma sì, che ha i colori della ginestra, il primo fiore che nasce dalla lava: i suoi ramoscelli sono disegnati sul blasone a testimoniare la resilienza del paese alle pendici dell’Etna. Qui non si contano le volte in cui il fuoco del vulcano ha distrutto ogni cosa, si preferisce concentrarsi sul dopo, la ricostruzione.

Tra mare e montagna, la porta dell’Etna
La Porta dell’Etna è l’appellativo che Nicolosi si è meritato grazie alla sua particolare posizione tra il mare e l’altura. Si apre su una vita rilassante e insieme avventurosa. La montagna sembra cheta, ma in realtà è continua scoperta. Chiede prudenza, cura, restituisce bellezza, meraviglia. Prende e dà amore infinito, crea un vincolo di sangue semplicemente emozionando.

Lontano dal traffico della vicina Catania, Nicolosi è pausa nella rigogliosa natura montanara – qui sorge il Parco dell’Etna. È silenzio dei pensieri, profumo di semplicità. In estate rinfresca dalla calura siciliana, in inverno rinvigorisce i sensi.
A Natale poi è magia.

Un libro delle fiabe raccontato dalla nonna, una bevanda calda sorseggiata al calduccio del camino, il piacere del presente, lasciando fuori dalla finestra l’incombenza del fare. L’intimità della montagna fa subito clima delle feste, una passeggiata tra i boschi, una ricca cena in famiglia, l’alba tra i rumori della natura. Se nevica è un dipinto reale.

Nicolosi, la neve e la resilienza
Ma c’è anche divertimento a Nicolosi, eccome! Perché questo paesino è stasi e frenesia, riposo e vivacità. Qui sorge la più importante stazione di sport invernali del Meridione d’Italia con base al Rifugio Sapienza, che attira ogni anno milioni di turisti e appassionati: forse la prova più tangibile della forza nicolosita.
Il 28 marzo del 1983 si verificò una violenta eruzione. La colata lavica che ne derivò colpì gli impianti di risalita, la funivia dell’Etna, i ristoranti, alcuni alberghi. Inarrestabile – per la prima volta al mondo fu utilizzato persino dell’esplosivo per deviare il tragitto -, arrivò quasi fino in paese. Si fermò l’8 agosto: 131 giorni che pugnalarono il cuore di Nicolosi, ma non lo fermarono. Sanguinante, la città ripartì e da allora tante altre volte.

Il fascino di Nicolosi, per sempre
Affascina, Nicolosi. A partire dal primo sguardo. “Le masse di lava in primo piano, le vette gemelle dei Monti Rossi a sinistra, e di rimpetto a noi la selva di Nicolosi, sopra la quale si ergeva il cono dell'Etna ricoperto di neve e leggermente fumante”, scriveva Goethe. Con lui un’intera élite di letterati, uomini di scienza, artisti di ogni genere ne è rimasta conquistata. L’ha raccontata nelle sue opere, l’ha omaggiata col suo ingegno. E come capita a chiunque passi da qui, se l’è portata nel cuore, per sempre.

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