i ricordi di
Despar Sicilia
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C'era una volta... il gioco della lippa

È vero, si dice spesso, ma rispecchia la realtà così come era: una volta si stava sempre all'aperto, si inventavano giochi e passatempi, si esplorava lo spazio intorno e si vivevano avventure, non senza ginocchia sbucciate o vetri rotti, ma ci si divertiva con poco, non esisteva la noia, la solitudine, si condivideva tutto ed era facile fare amicizia. Non serviva molto, anche un semplice manico di scopa si poteva trasformare in un'occasione di divertimento per trascorrere qualche ora di spensierata allegria. Ci riferiamo al popolare e antico gioco della “lippa”, giocato in tutta Italia e conosciuto con nomi diversi. In Sicilia veniva chiamato ”a manciùgghia”, ma cambiava nome in base alla località, per esempio a Catania si chiamava “a firedda”, a Messina “o ligneddu”, a Siracusa “acitu e pammu”, ad Agrigento si giocava “a mazzi”, mentre in altre zone era “u lignuzzu”, “a ligna”, “a firlazzeddu”, “taddu”, e chissà quanti altri nomi! Per il nostro amico Filippo si chiamava “scannellu” ed era il gioco preferito dei suoi anni di gioventù, ce lo racconta per la rubrica “ti sblocco un ricordo”.

Non solo un manico di scopa

“Erano gli anni 50 ed io e i ragazzini del mio quartiere ci divertivamo a rincorrerci, a giocare a pallone, a sfidarci cu tuppetturu, cu calacipitu e a scannellu. Erano i nostri anni d’oro, ci sentivamo invincibili e padroni del mondo. Ogni occasione era buona per incontrarci e scatenarci. “U scannellu” era uno dei miei passatempi preferiti. Bastava un manico di scopa, un po’ di pazienza, e gli strumenti del gioco erano pronti. Dal manico di scopa dovevamo ricavare tre pezzi di legno, due uguali e uno più piccolo con le estremità appuntite, noi per rifinirle bene chiedevamo aiuto ad Alfredo, suo papà faceva il falegname e spesso ci accontentava e ci faceva felici dandoci pezzi di legno che gli avanzavano. Magari chi non ha idea del gioco penserà “ma comu si pó iucari cu tri pezzi i lignu?” In realtà il gioco era semplice, ma anche complicato! Di solito ci organizzavamo in squadre, ma a volte eravamo solo due giocatori. Si sceglieva una base e si posizionava sopra il pezzo di legno con i finali appuntiti, quello più piccolo; le estremità dovevano poter muoversi. Gli altri pezzi di bastone fungevano da vere e proprie mazze, proprio come quelle da baseball, e servivano a lanciare il più lontano possibile il pezzo più piccolo. Vi state chiedendo come? Allora, abbiamo detto che il legno appuntito veniva messo su una base, come una grossa pietra, a quel punto il primo giocatore (facevamo pari o dispari per scegliere chi sarebbe stato), colpiva forte con la propria mazza, u scannellu, la punta del bastoncino e, una volta in aria, bisognava essere veloci, precisi e forti per ricolpirlo e realizzare un lancio tanto potente da farlo arrivare il più lontano possibile. Non era facile riuscire in questa impresa e avevamo tre possibilità ciascuno per farlo. A quel punto l'avversario doveva rilanciarlo verso il primo giocatore. Vinceva chi riusciva a tirarlo più distante. A volte complicavamo le cose e cercavamo di farlo sollevare da terra senza l’aiuto di una base, ma direttamente dal suolo. Era più difficile ma ancora più divertente! Altre ancora dovevamo riprenderlo al volo colpendolo nuovamente, oppure cercavamo di farlo entrare in spazi precisi. Quanti ricordi mi legano a questo gioco! Sceglievamo sempre luoghi abbastanza aperti e liberi da ostacoli ma, a volte, il nostro passaggio non lasciava indifferenti!
Qualche anno fa mi trovavo in provincia di Verona dove abita mio figlio, e non vi dico lo stupore quando scoprì che lì organizzano annualmente il Torneo Internazionale di Lippa. Non ho riconosciuto subito il nome “lippa”, perché noi lo abbiamo sempre chiamato “scannellu”. Forse ha delle regole leggermente diverse, ma è il mio gioco d'infanzia, e sapere che in Italia c'è ancora chi lo pratica senza distinzione di età, tramandando anche alle nuove generazioni quest'arte antica (perché giocare a scannellu è un'arte) mi ha emozionato e riempito il cuore e la mente di ricordi e sensazioni che pensavo fossero dimenticate, riaccendendo il desiderio di prendere in mano la mia mazza e sfidare qualche vecchio amico!

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