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Maggio, e il mondo piange Giovanni Falcone

Di Giovanni Falcone si è detto tanto e non è mai abbastanza. La sua vita è stata spesso passata al setaccio, ma ogni volta è come fosse la prima. Accade solo ai grandi uomini, agli eroi veri, le cui gesta non smetteresti mai di ascoltare. Esercitano un fascino ultraterreno, sanno parlare all’anima di chi li ascolta. Maggio è un mese importante per la Sicilia, per il nostro Paese, per il mondo intero. Riapre una ferita, è vero, ma ci fa inorgoglire per quello che uno di noi, uno speciale sì, ma pur sempre uno di noi, è riuscito a fare. E gli altri?

Il senso del dovere: è in ciò che sta l’essenza della dignità

“Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana”, diceva. Falcone ebbe esempi lodevoli, i genitori certamente, ma soprattutto due zii, uno materno e l’altro paterno, caduti in guerra. Il loro senso del dovere l’hanno forgiato nell’intimo. Lo dimostrerà fino alla fine perché fino alla fine continuerà a crederci e a fare il suo dovere, nonostante il destino fosse chiaro a lui stesso: “Mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”.

Falcone è morto il 23 maggio del 1992 nella tristemente nota strage di Capaci. Le immagini dell’attentato hanno fatto il giro del mondo in questi 29 anni, ed è sempre la stessa fitta al cuore. Oggi sul punto esatto in cui la Fiat Croma bianca che lo trasportava fu fatta saltare in aria da 1000 kg di tritolo, fatti esplodere a distanza dal boss Giovanni Brusca, sorge un monumento commemorativo. Riporta i nomi delle vittime, perché Capaci non fu solo la fine di Falcone: fu la morte di altri servitori dello Stato: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. E poi la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, anche lei giudice: l’unica donna magistrato in Italia vittima di un attentato mafioso. Esempio di rigore e di devozione, fu ricordata dalla Presidenza della Repubblica nell’attribuirle la medaglia d’oro al valor civile così: “pur consapevole dei gravissimi pericoli cui era esposto il coniuge, gli rimaneva costantemente accanto sopportando gli stessi disagi e privazioni, sempre incoraggiandolo ed esortandolo nella dura lotta intrapresa contro la mafia. Coinvolta, insieme al magistrato, in un vile e feroce agguato, sacrificava la propria esistenza vissuta coniugando ai forti sentimenti di affetto, stima e rispetto verso il marito, la dedizione ai più alti ideali di giustizia”.

I tributi a Falcone

Il 23 maggio del prossimo anno sarà un anniversario importante, il trentesimo dalla morte di Falcone. Come il mondo intero lo ricorderà non ci è dato saperlo. Sappiamo però che in questi anni non sono mancati i tributi e le testimonianze: dai monumenti commemorativi, cerimonie e intitolazioni in tutto il mondo – ne citiamo alcuni: nella sede dell'FBI di Quantico negli USA è stata costruita una sua statua; la rappresentanza italiana presso l'Agenzia europea per il contrasto al crimine organizzato a L'Aja è intitolata alla memoria di Falcone e dell’amico e collega Borsellino; c’è persino un asteroide, il 60183, a lui intitolato -; alla letteratura, alla cinematografia, alla televisione; il compianto Faletti trovò anche ispirazione per la sua Signor Tenente, presentata al Sanremo del 1994.

Il mondo cambia, e noi?

Quello di Falcone e dei colleghi del pool antimafia, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta, fu il primo maxi-processo a Cosa Nostra che per la prima volta fu vista come un’entità unica. Il mondo mafioso subì il primo attacco al cuore che oggi produce ancora i suoi effetti. Il mondo giudiziario e delle istituzioni fu travolto da un nuovo modo di agire, indagare, approfondire. Il mondo giuridico inevitabilmente fu mutato dall’adozione di nuove leggi e provvedimenti nel contrasto alla mafia. E il nostro mondo, com’è cambiato?

Si dice che quando Falcone nacque, dalla finestra si affacciò una colomba, simbolo di pace per antonomasia, che la famiglia volle tenere con sé. Un presagio, un segno del destino, un segnale divino, chi lo sa. Certo è che quel senso di giustizia, di rispetto delle istituzioni, di pace è forse il lascito più profondo di Falcone. Dovremmo rifletterci e ricordarlo, sempre.

A Giovanni Falcone, Medaglia d’oro al valor civile: “Magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, consapevole dei rischi cui andava incontro quale componente del “pool antimafia”, dedicava ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la sfida sempre più minacciosa lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Proseguiva poi tale opera lucida, attenta e decisa come Direttore degli Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio delle Istituzioni”.

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