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Leonardo Sciascia e i suoi luoghi del cuore

Leonardo Sciascia: quanto ancora da scoprire della profondità dell’uomo e dell’intellettuale! Quest’anno ricorre il centenario della nascita del grande scrittore siciliano e tutta Italia sta organizzando diverse iniziative per celebrarlo. In Sicilia la Strada degli Scrittori, il circuito turistico-culturale che collega i luoghi in cui sono nati i più importanti autori siciliani, ha in programma numerosi eventi culturali, tra cui un tour tra i luoghi più cari al letterato e politico. Prima di scoprire quali sono, conosciamo meglio chi era Leonardo Sciascia.

Sciascia, il maestro scrittore

Sciascia nasce a Racalmuto nell’agrigentino nel 1921 e sin da piccolo avverte per la lettura un rapporto intenso: ha sete di conoscenza che colma leggendo tutti i libri che riesce a recuperare in paese. Ben presto fa capolino la passione per la scrittura con un unico pensiero fisso, raccontare la Sicilia: Sciascia la scruta, la approfondisce, la vive, la ama. La Sicilia gli entra nelle viscere, fino a influenzarne, da adulto, il suo sguardo sul mondo.

Scrittore, letterato, politico, ma prima di tutto un maestro: Sciascia lo diventa nel ’41, ma inizia a insegnare solo nel 1949 nella scuola elementare della sua amata città. In questi anni la sua formazione si consolida: conosce più da vicino il mondo contadino e delle solfatare, si sposa con Maria, inizia a pubblicare le prime opere e, appunto, si avvicina all’insegnamento. Un maestro che usa la parola e la scrittura come strumenti per allargare il proprio e l’altrui orizzonte, per conoscere, per apprezzare e per denunciare: questa è l’immagine di Sciascia del tempo. Sullo sfondo e allo stesso tempo in primo piano, sempre la Sicilia, vista con sguardo lucido, onesto e per questo talvolta scomodo. È con questi occhi che Sciascia la racconta ne Il giorno della civetta, il suo capolavoro: sceglie uno schema poliziesco per parlare di mafia, grande piaga della sua terra, determinando con ciò un punto di svolta per il genere letterario giallo. Sciascia lascia intravedere la sete di giustizia che si porterà dietro fino alla fine e che dà alla sua produzione una velatura di pessimismo. La equilibra un’altra tipicità della sua scrittura, l’ironia di stampo pirandelliano.

L’impegno civile e politico

Sciascia si evolve, cresce. La solidità delle sue fondamenta di uomo e intellettuale gli permette di ampliare lo sguardo e di affrontare fenomeni politici e sociali che negli anni Settanta stanno cambiando l’Italia e il mondo intero – la legge sul divorzio, sull’aborto, la repressione sovietica della Primavera di Praga fino al rapimento Moro e la lotta brigatista. È di quegli anni un’altra grande opera, La scomparsa di Ettore Majorana, in cui affronta il rapporto tra scienza e potere che gli costerà molte critiche da parte del mondo scientifico ma che resta, a oggi, una scrittura densa di riflessioni e interrogativi.

Il maestro che scrive diventa un politico che scrive: dopo una breve esperienza come consigliere comunale a Palermo, è eletto al Parlamento europeo e al Parlamento italiano per i Radicali. Sono gli anni in cui l’impegno sociale e politico raggiungono la loro massima definizione: Sciascia prende nette posizioni che spesso lo mettono al centro di dure accuse, ma lui prosegue, raramente risponde, sempre fedele ai suoi principi e convinto delle sue cause.

“Ce ne ricorderemo, di questo pianeta”

Poi l’esperienza francese e la malattia: lo scrittore rallenta, ma non si arresta, continuando la sua missione con coscienza e impegno. Il 20 novembre del 1989 muore a Palermo. Sulla sua tomba l’epitaffio che lui stesso ha scelto da vivo: Ce ne ricorderemo, di questo pianeta. La Sicilia perde un grande figlio, ma non il suo talento che resta vivo nelle sue opere e che, quest’anno, sarà omaggiato con diversi appuntamenti culturali sparsi in tutta la regione, tra cui quelli promossi dalla Strada degli Scrittori.

Il viaggio tra i luoghi di Sciascia

Il progetto della Strada degli Scrittori (la presidenza e la direzione scientifica sono curate dal giornalista del Corriere della Sera Felice Cavallaro, vicepresidente è Gaetano Pendolino) propone un itinerario turistico-culturale che, attraversando la Valle dei Templi, tocca i luoghi dove vissero e scrissero le grandi penne siciliane (Pirandello, Camilleri, Tomasi di Lampedusa, Rosso di San Secondo, Russello e lo stesso Sciascia). In occasione del centenario della nascita di Leonardo Sciascia, la Strada degli Scrittori propone diverse iniziative culturali, tra queste un tour nella sua Racalmuto.

Tappa clou è la casa delle zie, dove Sciascia visse fino al 1957. Oggi l’abitazione è una casa-museo ed è inserita tra i Luoghi della Memoria e dell’identità siciliana: è possibile vedere dal vivo gli ambienti in cui lo scrittore è cresciuto e dove ha vissuto persino da sposato, i mobili di famiglia e numerosi volumi di autori siciliani, comprese le letture sciasciane (per prenotazioni visite guidate e per info: 324 6893501).

Il percorso tra i luoghi di Sciascia comprende anche altre tappe: la Fondazione Sciascia, per esempio, la scuola elementare dove insegnò, l’adorata campagna di contrada Noce dove amava ritirarsi e scrivere e la statua in suo onore poco vicina al circolo dove incontrava i vecchi notabili del paese (info su www.stradadegliscrittori.com). Attraverso i luoghi, il tour offre l’occasione di conoscere più da vicino l’uomo Sciascia e così capirne e apprezzarne ancor di più lo spessore dell’intellettuale e del politico che tanto ha influenzato il panorama nazionale.

© Foto di Angelo Pitrone, realizzata nella casa del Noce a Racalmuto nel 1986

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