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Personaggi della Sicilia: Archimede

Archimede, il genio dei geni

Ingegnere, inventore, fisico. Archimede è il più grande genio matematico di tutti i tempi. Orgoglio siciliano nel mondo, mente poliedrica, scienziato di un intuito più unico che raro: sono passati millenni e continua a far parlare di sé.

Datemi un punto d'appoggio e solleverò la Terra: è la sua frase più famosa che ancora oggi ispira e stimola gli uomini di scienza e chi fa della tenacia la propria legge di vita. La pronunciò dopo essere riuscito a far spostare una nave grazie a una macchina da lui inventata, dimostrando che grandi pesi potessero essere mossi con piccole forze.

Nato a Siracusa nel III sec a.C., Archimede dedicò la sua esistenza alla scienza: pare che persino in punto di morte – siamo nel 212 a.C. –, davanti al soldato romano che poi lo uccise, chiese di completare la formula su cui stava lavorando. Della sua vita si sa ben poco, la leggenda si è così fittamente intrecciata alla storia da rendere difficoltoso scindere il vero dall’inventato. Certo e indiscusso è il suo contributo alla scienza: il rigore dei suoi studi e l’importanza delle sue scoperte posero infatti le basi per la moderna scienza sperimentale.

Archimede, apprezzato ieri e oggi
Già apprezzato in vita - una leggenda vuole che il console Marcello avesse ordinato ai soldati impegnati nel saccheggio di Siracusa di catturarlo, ma non ucciderlo e, saputo invece del suo omicidio, ne onorò la memoria facendogli costruire una tomba -, lo è tuttora grazie alle tantissime invenzioni fatte. Se gli ultimi anni della vita furono dedicati soprattutto alla creazione di macchine belliche proprio a difesa della sua città minacciata dai Romani – inventò ad esempio la Manus ferrea composta da speciali tenaglie che agganciavano le imbarcazioni, le sollevavano e le scaraventavano sull’acqua, e il lithobolos con cui lanciare sfere di pietra contro i nemici –, numerosissimi furono gli studi nel campo dell’aritmetica, della geometria, dell’ottica, dell’idrostatica, della meccanica, dell’astronomia, della tecnologia e dell’ingegneria.

Il principio e il postulato di Archimede
Suo il principio secondo cui un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l'alto pari al peso di fluido spostato, passato alla storia come principio di Archimede e base fondante dell’idrostatica – si racconta che lo scoprì mentre faceva il bagno e per la contentezza uscì di casa nudo. Sempre suo il postulato secondo cui date due grandezze geometriche esiste sempre una grandezza multipla di una che è maggiore dell'altra, anche questo studiato ancora oggi nelle scuole di tutto il mondo.

Le altre scoperte
Ha inventato macchinari meccanici, come la coclea nota come le vite di Archimede, usata per il sollevamento dell'acqua destinata all'irrigazione, e il celebre planetario in cui raffigurava il moto degli astri attraverso un’unica rotazione – ne parlò persino Cicerone che raccontò che il console Marcello, tornato a Roma dopo la presa di Siracusa, portò con sé questo marchingegno che riproduceva appunto il movimento dei pianeti, della Luna e del Sole.

Ha calcolato il diametro medio della pupilla e da questo il diametro del Sole. E che dire dell’orologio ad acqua, un ingegnoso ingranaggio composto da due vasche e da una valvola che manteneva costante il flusso dell’acqua? Gli studi sul cerchio; il primo principio sull’equilibrio della leva a partire dai concetti di equilibrio e baricentro; la scoperta di quello che oggi è il Pi greco, la costante matematica usata nella formula della circonferenza del cerchio, e poi gli approfondimenti sulla parabola, sulle spirali e su altre figure geometriche.

La tecnologia “salva” il palinsesto di Archimede
Tutte le opere dello scienziato siracusano sono giunte a noi grazie a un lungo processo di trasmissioni e copiatura nei secoli, anche se si pensa che molte opere siano andate definitivamente perdute. Merita un cenno la scoperta nei primi anni del Novecento del palinsesto di Archimede: si tratta di fogli di pergamena di pelle di capra su cui nel XIII sec furono incise delle preghiere ma che sotto contenevano gli scritti di Archimede – a seguito del costo elevato della pergamena, nel passato capitava che la carta venisse riutilizzata per altre scritture.
Si tratta di un corpus di opere d’inestimabile valore dalla storia travagliata: ritrovato all’inizio del Novecento, se ne persero le tracce tra gli anni Venti e gli anni Trenta quando fu trovato in mano a un uomo d’affari francese. Negli anni Settanta fu venduto dalla casa d'aste Christie's per la cifra di 2.200.000 dollari a un anonimo acquirente americano che lo donò al Walters Art Museum di Baltimora. Nel 2005 fu poi portato all'Università di Stanford per essere sottoposto a un innovativo e straordinario trattamento digitale che ha fatto emergere il testo originale.

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