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La piccola Palermo. Storia di Lercara Friddi e delle sue miniere

La piccola Palermo. Nel XIX secolo Lercara Friddi, una cittadina nata alle falde del colle Madore, in provincia di Palermo, raggiunse un così elevato sviluppo economico e culturale da meritarsi quest’appellativo. Lo si dovette alle miniere di zolfo che rappresentarono la sua ricchezza per tutto l’Ottocento e fino alla metà del secolo scorso. Poi la chiusura e l’inevitabile tracollo economico, e di conseguenza demografico, del paese. Oggi restano poco più di 6.600 abitanti a ricordare i bei tempi andati, tra un morso alla pantofola, il dolce tipico del posto dal buonissimo ripieno di mandorle, frutta candita e cioccolato, e un accenno a My way del grande Sinatra, sì perché qui, a Lercara Friddi, nacquero i nonni paterni dell’indimenticato The voice.

Nasce Lercara Friddi

Lercara Friddi è una città nuova. Nonostante infatti siano stati trovati reperti antichi sul colle Madore, l’edificazione della città è relativamente recente. Nel 1595 un mercante genovese, Leonello Lercara, marito di Elisabetta Ventimiglia proprietaria di alcuni feudi in Sicilia tra cui Friddi, arrivò nell’isola per estendere i suoi affari. Morto senza eredi maschi, Leonello lasciò tutto alla figlia Francesca che, come era usanza del tempo, cedette il baronato al marito Baldassare Gomez De Amescua. Fu lui a edificare il paese e a intitolarlo alla memoria del suocero. Nella metà del Seicento la baronia passò alla famiglia Scammacca, a cui si deve la notevole crescita del centro in quegli anni, non solo economica, ma soprattutto urbana con strade, palazzi, chiese, abbeveratoi e molto altro. Sempre alla famiglia Scammacca è da attribuire l’elevazione a principato della città.

Le miniere e le rivolte
La vera svolta nella storia di Lercara Friddi si ebbe nel 1828. In quell’anno infatti furono scoperti i giacimenti solfiferi che determinarono un impulso eccezionale allo sviluppo del paese fino a fargli meritare l’epiteto di piccola Palermo. Fiorente realtà industriale del tempo nella provincia palermitana, Lercara Friddi attirò l’interesse di diverse famiglie straniere, per lo più inglesi e svizzere, e di centinaia di lavoratori che da tutta la Sicilia si trasferirono qui in cerca di un lavoro nelle miniere, ma non solo: la ricchezza economica attirò ovviamente anche piccoli commercianti, artigiani, braccianti che si stabilirono in paese con le loro famiglie. La crescita urbana fu massiccia.

In poco tempo tuttavia si fece evidente il divario tra le condizioni economiche delle classi benestanti e quelle del proletariato. La storia è nota: in tutta la regione scoppiarono moti insurrezionali, i Fasci siciliani dei lavoratori, e Lercara Friddi diede il suo contributo piangendo i suoi figli morti nelle rivolte.

Lercara Friddi cambia volto
La produzione nelle miniere di zolfo continuò fino alla fine degli anni ’60, nel 1969 la chiusura dei giacimenti e la conseguente deriva economica. Se prima aveva aperto le braccia per accogliere nuove leve, nei decenni a seguire Lercara Friddi fu costretta ad abituarsi a dare l’addio a molti dei suoi giovani, obbligati a cercare fortuna altrove.

Oggi il terziario è il settore economico trainante, in modo particolare il turismo grazie alla posizione geografica centrale del paese. Al Museo e al Parco Archeologico Industriale della Zolfara, Lercara Friddi protegge la sua memoria cittadina, la offre alla sensibilità dei visitatori che qui, tra le torri che portavano i minatori sotto terra, i resti dei forni usati per lavorare lo zolfo, carrelli abbandonati e tanto altro, possono rivivere la vita di un tempo.

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