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Viva San Giovanni, Ragusa celebra il suo patrono

San Giovanni Battista è l’unico santo, insieme alla Vergine Maria, di cui la Chiesa cattolica celebra la nascita terrena e il dies natalis, ovvero la data della morte fisica e la nascita alla vita eterna. È venerato da tutte le chiese cristiane e considerato il più grande tra i profeti. Sono tantissimi i paesi e le città, non solo in Italia, che lo celebrano come patrono, tra queste anche Ragusa. Il 24 giugno, giorno della nascita in terra, il capoluogo ibleo dedica al Santo una festa principalmente religiosa, il 29 agosto, data della morte, è invece un tripudio di fede e folclore che si rinnova ogni anno (quest’anno le celebrazioni subiscono variazioni a causa delle limitazioni Covid).

Il capolavoro ligneo della statua e la leggenda del mendicante

La statua di San Giovanni Battista a Ragusa è un capolavoro ligneo conservato nella Cattedrale che si erge nel cuore di Ragusa, sulla piazza che ne porta il nome, appunto piazza San Giovanni. Fu realizzata nel 1861 dal ragusano Carmelo Licitra, detto ‘u Giuppino, e andò a sostituire il simulacro precedente, conosciuto come San Giuvanni u Niuru, antichissimo e proveniente dalla vecchia chiesa di San Giovanni Battista, distrutta dal terremoto del 1693.

I motivi di tale cambiamento non sono molto chiari, una leggenda vuole che la statua precedente, quella ro Niuru, fosse diventata improvvisamente troppo pesante per essere trasportata in processione, fatto che intimorì non poco la comunità locale terrorizzata da un ipotetico presagio malefico. Che la statua fosse pesante era cosa ovvia, essendo realizzata in roccia bituminosa, ma che all’improvviso lo fosse diventata a tal punto da non poter essere più portata in processione è cosa poco chiara. Necessario in ogni caso rimpiazzarla.

Lo scultore Licitra, all’epoca nel pieno della sua maturità e notorietà artistiche, partecipò alla selezione dei bozzetti da parte della Curia e fu scelto come il vincitore. Il suo san Giovanni colpì la commissione esaminatrice per la sua intensità, il suo essere “quasi” vero. In effetti a guardarlo sembra vivo: i muscoli tesi emergono da una corporatura esile, ma regale, un mantello rosso appoggiato sulle spalle, nella mano sinistra il libro dell’Antico Testamento e un bastone, mentre col braccio destro alzato ammonisce i fedeli. Un richiamo a Erode, ma anche alle coscienze comuni a seguire la Parola, rappresentata dall’agnello ai suoi piedi. Poi il volto: bellissimo – tanto da chiamare questa statua San Giovanni u Beddu –, scarno, intenso. Sulla sua realizzazione circola una leggenda: pare che un mendicante mai visto prima abbia bussato alla porta del Licitra mentre era a lavoro chiedendo un tozzo di pane, ma che subito dopo sia sparito. Sorpreso dal fatto, ma soprattutto ammaliato dalla bellezza dell’uomo, lo scultore lo prese come modello per il volto della sua statua.
Oggi il simulacro splende nella sua cappella all’interno della Cattedrale: la sua umanità, il suo vigore contenuto, ma per questo così d’impatto proteggono la città e le migliaia di fedeli che si affidano alla sua clemenza.

La festa del 29 agosto: la città saluta il suo patrono

Il 29 agosto è festa grande a Ragusa. Le celebrazioni in onore di san Giovanni Battista in realtà iniziano dieci giorni prima con l’apertura della nicchia che custodisce la statua e l’esposizione del simulacro in Cattedrale. Il 27 agosto un momento particolare: san Giovanni è accompagnato in processione in una parrocchia della città – ogni anno è scelta una diversa -, che rappresenta simbolicamente il carcere in cui fu imprigionato prima della sua decapitazione; lì resterà fino al 28 agosto quando farà ritorno in Cattedrale.

Il 29 poi la festa religiosa con la processione del simulacro per le vie cittadine, accompagnata dai fedeli con i ceri accesi. Durante la giornata il calendario eucaristico prevede diverse celebrazioni, l’ultima delle quali al rientro della statua dopo la processione. A mezzanotte infine lo spettacolo pirotecnico che illumina la vallata iblea di luci e colori.

Le tavole ragusane non si esimano dalla festa: c’è un tripudio di sapori, profumi e ricette tradizionali. Il brodo di gallina con i tagghiarini, un formato di pasta fatta in casa simile a spaghetti molto sottili, ‘a iaddina cina, ovvero la gallina ripiena di un tritato di carne, uova, prezzemolo e interiora della gallina stessa, patate fritte fatte in casa e per concludere il biancomangiare, un dolce tipico ragusano a base di latte, amido e zucchero.
Le bancarelle e i momenti di spettacolo che colorano il programma degli appuntamenti contribuiscono ad arricchire la festa che per tradizione segna la fine delle vacanze estive per i ragusani e il loro rientro in città. L’autunno, almeno in calendario, inizia a intravedersi e la vita cittadina può lentamente riprendere, dopo la pausa agostana, con nel cuore l’inno Viva San Giovanni.

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