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Catania saluta a Santuzza

Il suo cuore mite e delicato potrebbe trarre in inganno, in realtà è una combattente pronta a sfoderare la sua spada contro il male. Sarà per questo che nel mondo sono tantissimi i fedeli che si affidano a sant’Agata e le città a lei consacrate. Solo in Italia sono 44, ma il titolo più antico di patrona spetta a Catania che dal 3 al 5 febbraio, come da tradizione, celebrerà la sua Santuzza. Una festa antichissima quella in onore di sant’Agata che conserva dopo secoli tutto il suo fascino. Scopriamo uno degli eventi religiosi più grandi d’Italia.

La devozione di Agata a Dio
Sant’Agata è nata intorno al 230 d.C. da una famiglia di nobili catanesi di religione cristiana. Si racconta che Quirino, divenuto preconsole della città, si fosse invaghito di lei, ma Agata aveva già consacrato la sua vita e il suo cuore a Dio e nulla avrebbe potuto distoglierla dalla sua vocazione. Irato e offeso, Quirino avviò così un processo contro la giovane, dopo il quale la ragazza fu incarcerata e sottoposta a torture impensabili, fino allo strappo delle mammelle che, si dice, le furono sanate nella notte da san Pietro. La fede di Agata non vacillò, fu così che venne condannata a un letto di tizzoni ardenti: il suo corpo fu martoriato dal fuoco, ma il suo mantello, si racconta, rimase intatto. Dopo queste torture, la fanciulla morì il 5 febbraio del 251 d.C.. Nel 1040 le sue reliquie furono trafugate e portate a Costantinopoli, per fare ritorno a Catania solo nel 1126, da allora sono custodite nella Cattedrale all’interno del prezioso Busto, che conserva il cranio, il torace e alcuni organi interni, e dello scrigno in argento, dove sono serbate le braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo. 

L’incontro tra due Sante
Fu dopo circa cinquant’anni dal martirio che un giorno una giovane fanciulla, Lucia da Siracusa, andò a pregare sulla tomba di sant’Agata in compagnia della madre gravemente malata. Durante la preghiera, la Santa catanese apparve a Lucia, confidandole che lei stessa avrebbe potuto salvare la madre, aggiungendo: “Anche tu, proprio come me, subirai il martirio per la tua fede in Cristo”. La madre di Lucia guarì presto e la profezia si avverò un anno dopo, quando Lucia fu martirizzata durante le persecuzioni di Diocleziano, divenendo la santa patrona della città aretusea, venerata in tutto il mondo.

“Evviva sant’Agata, cittadini!”: la festa invade la città
“è ccu razia e ccu cori,
pi sant'Aituzza bedda, ca stà niscennu,
cittadini!
semu tutti devoti, tutti?
cittadini, cittadini,
cittadini!
evviva sant'Agata,
cittatini!
evviva sant'Agata.
tutti devoti, tutti?
cittadini, cittadini!”


Ieri come oggi l’urlo dei devoti saluta sant’Agata, mentre migliaia di fazzoletti bianchi sventolano festanti. Catania s’incontra con la sua Santuzza e per tre giorni, dal 3 al 5 febbraio, si ferma in suo onore.

SantAgata
La festa “‘o tri”: la processione delle candelore
La festa di sant’Agata inizia il 3 febbraio con la suggestiva processione dell’offerta della cera alla Santa che dalla chiesa di Sant'Agata raggiunge la cattedrale in piazza Duomo. La processione è aperta dal corteo delle candelore, enormi ceri decorati portati a spalla da diversi portatori tanto sono pesanti, che un tempo servivano per illuminare i passi dei fedeli, mancando l’illuminazione elettrica. Volute in passato dal popolo per mostrare la sua vicinanza alla Santa attraverso proprie creazioni che potessero sfilare accanto al Busto, ancora oggi le candelore rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Sono undici, ma in passato sono state anche 28, e sono fatte sfilare con una particolare andatura, a ‘nnacata, e sempre con lo stesso ordine.

Dopo le candelore, le maggiori autorità religiose, civili e militari sfilano a bordo di due carrozze settecentesche che un tempo appartenevano al Senato che governava la città. Seguono poi fedeli con i ceri che, secondo un’antica usanza, devono essere alti e pesanti quanto la persona da proteggere. A sira ‘o tri, la sera del tre, chiude la prima giornata di festeggiamenti: uno straordinario spettacolo pirotecnico seguito da un concerto di canti dedicati alla Santa dà l’arrivederci all’indomani.

Una curiosità: le ‘ntuppateddi
In passato, fino all’Ottocento, tra i fedeli più giovani c’era l’usanza di indossare delle maschere durante la processione del 3 febbraio in modo da assicurarsi l’anonimato e così lasciarsi andare a comportamenti non proprio corretti. Tra loro anche le donne, chiamate ‘ntuppateddi, che nei giorni della festa andavano in giro per la città completamente coperte, lasciavano libero solo un occhio, in modo da chiedere particolari doni ai concittadini maschi.

4 febbraio: la città incontra la Santa
Dalle prime luci dell’alba del 4 febbraio Catania si anima di cittadini, fedeli vestiti con il tradizionale sacco, un camice bianco lungo fino ai piedi, un berretto di velluto nero e guanti bianchi, a ricordare la veste indossata dai catanesi quando nel 1126 accolsero le reliquie di sant’Agata di ritorno da Costantinopoli, ma che col tempo è divenuto anche simbolo di abito penitenziale.

Ed ecco il momento più emozionante: l’apertura del cancello della cameretta che protegge il Busto della Santa conservato nella cattedrale in piazza Duomo. Lo aprono tre chiavi diverse custodite da tre persone distinte: la prima il tesoriere, la seconda il cerimoniere, la terza il priore del capitolo. Solo quando la terza chiave toglie l’ultima mandata al cancello, il dolce viso di sant’Agata appare ai suoi fedeli. È un tripudio di gioia, tra applausi e commozione e il tradizionale saluto che i devoti urlano alla loro Santa, in mezzo a migliaia di fazzoletti bianchi sventolanti. Il prezioso Busto è così caricato sul fercolo d’argento rinascimentale, foderato di velluto rosso, a vara, e accompagnato sull’altare maggiore: la solenne celebrazione eucaristica, la messa dell’aurora, può iniziare. Al termine del rito religioso, ci si prepara alla processione esterna. Sul fercolo sono caricati anche lo scrigno in argento, i ceri e migliaia di garofani rossi, a simboleggiare il martirio della Santa, per un totale di oltre 30 quintali di peso. Al suono di spari a festa, inizia il giro esterno: per tutto il giorno, attraverso due cordoni lunghi ciascuno 130 metri, il fercolo è trasportato in corteo da migliaia di portatori, i cittadini, al ritmo del loro coro “Cittadini, viva sant’Agata”, attraverso i luoghi più rappresentativi della vita e del martirio della Santa e tra migliaia di devoti e turisti. Tra le tappe più suggestive a calata dda Marina, dove si ricorda la partenza delle reliquie per Costantinopoli, e a cchianata de' Cappuccini, ovvero la salita dei Cappuccini, che i portatori percorrono correndo fino alla chiesa di San Domenico. 
Solo a notte fonda il fercolo ritorna in cattedrale, salutato da straordinari fuochi pirotecnici.

SantAgata2
5 febbraio: il canto delle monache alla Santa
È il bianco il colore dell’ultimo giorno di festa, il 5 febbraio, il giorno di sant’Agata. I garofani rossi della processione del giorno prima lasciano posto ai garofani bianchi, testimonianza della purezza della Santa. Nella tarda mattinata in cattedrale è celebrato il solenne pontificale che riunisce tutti i vescovi della Sicilia e un legato pontificio. Dopo la messa la città si prepara a una nuova e lunga processione, il giro interno. Il fercolo percorre la via Etnea per arrivare a tarda notte al quartiere del Borgo, zona piazza Cavour. Qui va in scena un altro spettacolare gioco pirotecnico dopo il quale la processione riprende fino a cchianata 'i Sangiulianu, tappa tra le più suggestive e anche impegnative per i portatori che trasportano di corsa il fercolo lungo la ripida salita di via San Giuliano per arrivare in via Crociferi, una delle più belle vie di Catania. Qui il clamore e le urla di poco prima lasciano spazio al silenzio assoluto per un momento di rara suggestione: le suore di clausura del monastero delle Benedettine escono eccezionalmente dal convento per disporsi sulle scale del cortile interno da dove rendono omaggio alla santa con canti celestiali. Un momento toccante che segna la fine delle celebrazioni: la processione infatti fa ritorno alla cattedrale dove, dopo l’ultimo spettacolo pirotecnico, la folla saluta sant’Agata che viene riposta nuovamente nella sua cameretta. Bisognerà attendere il 17 agosto per rivedere il dolce viso della Santa, quando la città ricorda il ritorno delle spoglie da Costantinopoli dopo 86 anni dal loro trafugamento.

Per tre giorni Catania e la sua vita cittadina sono completamente dedicate alla festa, la città viene invasa da migliaia di turisti e la viabilità è modificata per permettere lo svolgimento dei vari momenti celebrativi, religiosi e non. Per conoscere il programma dettagliato e altre utili informazioni su come raggiungere la città, i percorsi, i parcheggi e tanto altro è utile visitare la sezione del sito del Comune di Catania dedicata alla festa .

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