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Palagonia, scrigno di rare testimonianze storiche

Il suo nome richiama alla mente l’artefice della Villa dei mostri di Bagheria, una delle costruzioni più particolari, controverse, ammirate della Sicilia. A idearla Ferdinando Francesco II di Gravina, principe di Palagonia, la cui famiglia per secoli dominò la piccola cittadina in provincia di Catania. Ma in realtà Palagonia merita di essere ricordata soprattutto per la sua storia antichissima.

A pochi kilometri dal centro sorge il laghetto di Naftia. È un bacino di origine vulcanica, dalle cui acque, si narra, nacquero gli dei Palici, venerati dai Siculi: erano gli dei protettori degli schiavi e a loro si ricorreva in caso di liti. Fu Ducezio ad avviare la loro devozione tra la popolazione, siamo intorno al 460-440 a.C.; a loro fu persino dedicato un tempio costruito proprio sulle sponde del lago. Oggi del tempio non resta nulla e il lago, detto anche mofeta dei Palici, non è visibile poiché i suoi gas sono sfruttati industrialmente – nella zona di Palagonia è stata installata una stazione di monitoraggio del flusso di gas emanati dai suoli del territorio etneo.

Resta tuttavia un alone di fascino a circondare il paese e alcune preziose testimonianze architettoniche della sua lunga storia. Scopriamone la magia.

San Giovanni, la basilica senza muri

La folla assisteva alle funzioni religiose dall’esterno, tanto era piccola la chiesa. La basilica di San Giovanni è un esempio raro di architettura paleocristiana, una costruzione di una semplicità estrema e per questo ancora più singolare. La sua particolarità, che la rende più unica che rara in Sicilia – mentre simili strutture, secondo alcuni storici, sono rinvenibili in Siria –, è il suo disegno. La chiesa infatti non aveva vere pareti laterali, ma una serie di archi che potevano essere chiusi da tendaggi o porte in legno. Questo permetteva ai fedeli di poter assistere alle funzioni religiose dall’esterno e così ovviare alle ridotte dimensioni dell’edificio.

Alcuni studiosi tuttavia non concordano con la tesi secondo cui si trattava di una chiesa di origine paleocristiana, sostenendo invece di trovarsi di fronte a una chiesa dei primi anni del XIII secolo o c’è persino chi sostiene che sia stato un luogo termale. Oggi l’edificio è un rudere monumentale circondato da un’atmosfera di pace, con i giardini di arance, così sono chiamati gli agrumeti in questa zona, a incorniciare una testimonianza preziosa di un tempo che fu.

Un tuffo nella storia
Di storia in questa zona se ne respira tanta. Ad esempio nell’area archeologica di Rocchicella, nella Valle dei Margi, a poco più di un kilometro dal centro di Palagonia. Qui le testimonianze dei primi insediamenti umani risalgono addirittura tra il 12.000 e il 10.000 a. C.: un luogo antichissimo divenuto sede del culto dei Palici di cui abbiamo trattato poc’anzi, che oggi custodisce i resti dell'Estaterion e il Museo dei reperti archeologici.

O ancora ammirando il Pozzo Blandini, certamente più recente, ma ugualmente di grande interesse. Nel XVI sec. nella zona, in mezzo agli agrumeti, vennero scavati dei pozzi utili per reperire l’acqua necessaria alla coltivazione e alle esigenze della popolazione. Attorno ai pozzi era usanza costruire delle strutture a mo’ di protezione, una delle quali è appunto il Pozzo Blandini che con i suoi 6 metri di altezza sovrasta tutta la piana.

C’è poi l’Oratorio di Coste di Santa Febronia, patrona della città: una chiesetta del VI-VII sec. interamente scavata nella roccia con all’interno bellissimi affreschi e nel pavimento una fossa usata una volta per il battesimo a immersione e poi trasformata in essiccatoio.

Piccola, ma ricca di passato: Palagonia regala tante preziose testimonianze di un tempo remoto che la confermano come un centro cittadino importante della storia siciliana.

(in foto i resti della basilica di San Giovanni)

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