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Dal cioccolato IGP all’architettura barocca: la bellezza fa tappa a Modica

Passeggiare a Modica significa perdersi nella bellezza. Che sia di una chiesa, di un palazzo, di uno scorcio scoperto un po’ per caso. Che sia di un piatto – e Modica sa come conquistare il palato di ognuno. Ti appassiona a ogni centimetro, svelandosi nella sua imponenza e storicità.

Città Patrimonio Unesco, Modica è pregiata espressione del barocco del Val di Noto e terra del cioccolato, è scrigno di monumenti antichi ed elegante forziere di genuini sapori.
Mille e una le ragioni per visitarla e per innamorarsene: succede ogni anno a migliaia di turisti che si lasciano circondare dal suo fascino. Succede persino alla gente del posto che riesce ancora e ancora a stupirsi di tanta meraviglia. Affascinante in ogni periodo dell’anno, a Natale s’illumina di una luce particolare che la rende simile a uno speciale presepe da visitare.

Alla fine del 1200 la città fu posta a capo della contea, la Contea di Modica appunto, sotto Federico II d’Aragona, proclamato Re di Sicilia. Per secoli fu una delle città più importanti dell’isola dal punto di vista istituzionale, politico, culturale e demografico.

Come accadde a tutte le città del Sud-Est siciliano, spartiacque della sua storia fu il terremoto del 1693 che seminò distruzione e morte in tutta la zona. La ricostruzione durò decenni, conferendo alla città la sua conformazione attuale.

Divisa in tre quartieri, Modica alta, la Sorda e Modica bassa, ha tanti tesori da apprezzare.
Sicuramente il duomo di San Giorgio, la chiesa madre di Modica, dichiarato bene patrimonio dell’Unesco. La ricostruzione post terremoto fu seguita dall’architetto Rosario Gagliardi. Maestosa la sua facciata a torre che si raggiunge da un’imponente scalinata composta da un principale corpo di scalini che si divide in due rampe diverse. Peculiare la meridiana disegnata sul pavimento di fronte all’altare maggiore, a mezzogiorno un raggio di sole la colpisce segnando l’ora esatta.

Da visitare poi il duomo di San Pietro, anche questo patrimonio Unesco, e la chiesa di Santa Maria di Betlemme del XIV secolo. La facciata del duomo di San Pietro ospita le statue di san Cataldo, santa Rosalia, san Pietro e la Madonna, mentre dall’alto sovrasta la scena la scultura di Gesù in trionfo. Una scalinata addobbata con le statue dei dodici apostoli accompagna all’ingresso della chiesa il cui interno è decorato con marmi bianchi, policromi e pece nera. La chiesa di Santa Maria di Betlemme conserva invece una cappella palatina di stile tardo gotico e dietro l’altare la grande tela dell’Assunzione della Vergine del 1713. All’interno c’è un bellissimo presepe da osservare.

Testimonianza rara pre-terremoto è la Chiesa del Carmine, impreziosita dal portale risalente al Trecento e dall’organo funzionante più antico della città. All’interno una cripta funeraria incastonata sul pavimento oggi visibile tramite una botola.

A dominare dall’alto tutto il centro storico il Castello dei Conti di Modica, nato per esigenze militari, grazie alla sua posizione strategica sul promontorio roccioso, e sede del potere politico e amministrativo, oltre che dimora personale dei conti e prigione cittadina, e la Torretta dell’orologio, il cui meccanismo a contrappesi della prima metà del ‘700 è ancora perfettamente funzionante.

Modica è famosa anche per avere dato i natali a Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959. La sua casa, dove nacque il 20 agosto 1901, è ancor oggi visitabile: si possono vedere diversi oggetti appartenuti al poeta, il letto in ferro battuto, i mobili dello studio di Milano, una macchina da scrivere Olivetti, uno scrittoio, una collezione di dischi, una libreria con ancora i suoi volumi.

Il viaggio nella bellezza si conclude con un’incursione nella gastronomia e pasticceria. Passaporto culinario nel mondo è sicuramente il cioccolato di Modica IGP. La sua speciale lavorazione “a freddo” segue ancora oggi un’antica ricetta azteca, giunta in Sicilia dagli Spagnoli, che si basa sulla manipolazione della massa di cacao, lasciata integra, con lo zucchero. È il controllo della temperatura che fa la differenza, evitando lo scioglimento dei cristalli di zucchero che gli attribuisce la speciale granulosità unica al mondo. Diverse le varietà e i gusti disponibili, come quello al peperoncino, alla cannella e alla vaniglia.

La cucina tipica modicana è ricca di piatti gustosi che conservano ancora il sapore delle tradizioni e della genuinità, come le minestre di legumi; ‘u maccu che favi, una vellutata di fave; i lolli che favi, un tipico formato di pasta fresca fatta in casa; le scacce, ovvero le focacce; la pasta che paddunedda, pasta in brodo con dentro piccole palline di carne; la pasta e fagioli; i ravioli di ricotta con sugo di maiale; il bollito; l’intramontabile uovo sodo da “sponsare” nel sale.
Per concludere, un tripudio di dolci: da assaggiare gli ‘mpanatigghi, biscotti ripieni con un composto di mandorle, noci, cioccolato, zucchero, cannella, chiodi di garofano e persino la carne di manzo tritata; gli ‘mpagnuccati, piccole palline cotte nel miele e servite su foglie di limone; le liccumie dolci, simili alle ‘mpanatigghie, ma farcite con melanzane; i mustazzola, biscotti preparati con il miele e scaglie di mandorla; il torrone modicano; la ghugghulena, o cobaita, croccante di origine araba preparato con semi di sesamo, mandorle, buccia d'arancia, cannella e cotto nel miele aromatizzato; i nucatoli, biscotti a forma di esse; i tarallucci, ricoperti di zucchero bianco e con un leggero aroma dato dalla buccia di limone, e il bianco mangiare al latte di mandorla.

Che dire: un viaggio a Modica è d’obbligo!

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