Attività Fisica
Appassionato di Tennis? Qualche curiosità che forse non sai
Il tennis è uno di quegli sport che sembra semplice all'apparenza (una rete, due o quattro giocatori, una palla), ma nasconde mille sfumature di tecnica, storia, strategia e tante curiosità. È uno sport che unisce forza fisica, precisione mentale e un pizzico di follia! Da sport dei nobili europei, è diventato un fenomeno globale con milioni di persone che lo amano, lo guardano o lo praticano (e in Italia la “Sinner-mania” ha spinto tantissimi ragazzi e adulti verso i circoli e le scuole di tennis).
Dalle origini al Grande Slam
La storia del tennis affonda le radici nel Medioevo. In Italia si chiamava pallacorda — nome che descriveva proprio il gesto fondamentale del gioco: scambiare la palla al di sopra di una corda tesa. Per colpirla si usava all'inizio la mano aperta, tanto che in Francia il gioco fu detto jeu de paume (“gioco di palmo”). La racchetta comparve intorno all'inizio del XVI secolo, e la versione con racchetta fu poi quella che si diffuse nel mondo anglosassone, dove prese il nome di royal tennis o real tennis. Con la diffusione del gioco in Inghilterra, il tennis moderno iniziò a prendere forma, fino a quando il maggiore Walter Clopton Wingfield ne brevettò una versione codificata nel 1874. Persino il nome ha una storia curiosa: si pensa derivi dall'esclamazione francese “tenez!” (prendete!), gridato al momento del servizio per avvisare l'avversario.
Oggi i tornei più importanti sono i quattro del Grande Slam, la vetta assoluta del tennis professionistico: Australian Open (Melbourne), Roland Garros (Parigi), Wimbledon (Londra) e US Open (New York). Ciascuno si disputa su una superficie diversa — cemento, terra battuta, erba — rendendo unico il percorso di ogni campione.
Evoluzione di racchette e palline
All'inizio, le racchette erano costruite in legno con piatto leggermente ovale. Negli anni '60 e '70 si passò al metallo (come l'alluminio) e poi ai materiali compositi — grafite, carbonio, kevlar — rendendo gli strumenti più leggeri, potenti e precisi. Le corde, un tempo in budello animale, sono oggi prevalentemente in nylon o materiali sintetici, ottimizzati per controllo e potenza.
Anche le palline hanno avuto la loro evoluzione: in origine erano bianche (o nere, a seconda del campo). Nel 1972 la Federazione Internazionale Tennis (ITF) introdusse ufficialmente le palline "giallo ottico" per migliorare la visibilità televisiva. Wimbledon, custode della tradizione, resistette fino al 1986. Nel tempo si sono evoluti anche i materiali — gomma e feltro di alta qualità — migliorando rimbalzo e durata su superfici diverse.
Sapevi che?
Il termine “love” per indicare lo zero potrebbe derivare dal francese l'oeuf (l'uovo), che ha la forma tondeggiante dello zero — almeno secondo una delle teorie più diffuse. E non è l'unico termine curioso: “deuce” deriverebbe dall'espressione francese à deux le jeu, che significa “a entrambi il gioco” — proprio perché al momento della parità entrambi i giocatori devono ancora conquistarsi la vittoria.
Il match più lungo della storia è quello tra John Isner e Nicolas Mahut, disputato al primo turno di Wimbledon nel 2010: ben 11 ore e 5 minuti spalmati su tre giorni, con un quinto set terminato sul clamoroso 70-68. Il tabellone segnapunti andò letteralmente in tilt: era programmato per registrare al massimo 47-47. Dal 2019, Wimbledon ha introdotto il tie-break per evitare simili maratone.
Tennis: uno sport mentale
Una partita non è solo muscoli e servizio potente: il tennis è un continuo duello psicologico, punto dopo punto. Ogni game può capovolgere una partita, ogni pausa può interrompere il ritmo avversario. La parità (deuce) e i “vantaggi” richiedono concentrazione, carattere e la capacità di azzerare tutto sotto pressione. Non è un caso che molti tennisti professionisti — ma anche amatori — scelgano di farsi affiancare da un mental coach, una figura specializzata nel lavorare sulla gestione delle emozioni, la concentrazione e la resilienza mentale. Campioni del calibro di Novak Djokovic hanno dichiarato apertamente quanto il lavoro mentale sia stato determinante nella loro carriera. La testa, nel tennis, vale quanto il braccio.