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Stretching: ma serve davvero?

“Fare stretching prima e dopo l’allenamento è fondamentale” è una delle frasi più comuni che si sentono in palestra o durante qualsiasi allenamento sportivo. Ma è davvero così? Lo stretching è una pratica che allunga le diverse parti del corpo con lo scopo di mantenere o migliorare la mobilità delle articolazioni e l’elasticità dei muscoli. Spesso è considerata un’attività fondamentale per allungare il muscolo prima di contrarlo durante l’allenamento, ma talvolta questo può portare a un più alto rischio di infortuni.

Quando può essere d’aiuto?
Lo stretching è utile come pratica a sé, lontana da altri allenamenti e sforzi. 15-20 minuti sono sufficienti per mobilitare tutte le parti del corpo (collo, ginocchia e caviglie comprese) in modo controllato e graduale senza provocare dolore. Lo scopo dello stretching è aumentare il battito cardiaco, “riscaldando” il corpo e stimolando il flusso sanguigno.

Quindi quando è meglio evitarlo?
Prima di un allenamento lo stretching è proprio da evitare perché rischia di rendere più difficile gli sforzi successivi, poiché allontana il flusso sanguigno dai muscoli che vengono messi in moto durante l’attività fisica principale. E dopo l’allenamento? Dipende, è meglio scegliere tecniche specifiche a seconda dell’attività che si fa, prediligendo movimenti che mantengono il giusto apporto di ossigeno al muscolo e relativo nutrimento.

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