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Uno scrigno di arte, cultura e storia. Comiso, la città-teatro di Gesualdo Bufalino.

La città-teatro, così definiva Gesualdo Bufalino la sua amata Comiso. Un palcoscenico pullulante di cultura, tra architettura, storia, letteratura e arte. Il comune in provincia di Ragusa ha dato i natali a uomini di grande sapere, non solo Bufalino, ma anche il pittore Salvatore Fiume, il cantante Salvatore Adamo, l’attore Biagio Pelligra, l’archeologo Biagio Pace e gli artisti Biagio Brancato e Andrea Giovanni Lo Bianco. E’ una terra dalle innumerevoli sfumature da ammirare.
Isola di gente attiva; città nota per la sua pietra dura, la famosa “pietra di Comiso” che ha aspetti simili al marmo e la cui lavorazione ha avviato nei decenni scorsi un importante nucleo siderurgico; centro urbano circondato da fertili campagne: Comiso è una vera cellula vitale del territorio ibleo, come la descriveva lo storico Pace. Il sole, elemento quasi costante del clima mite kasmeneo, accompagna le passeggiate dei turisti tra le vie della città. Impossibile non soffermarsi su una delle attrazioni più apprezzate del posto: Piazza Fonte Diana con la limitrofa “Terma imperiale”.
Armoniosa, imponente, la piazza è il fulcro della vita sociale, economica, politica e culturale della città. Al centro una fontana da cui sgorgavano limpide acque dal sottosuolo, la cui sorgente oggi non è più visibile. La leggenda vuole che la Dea Diana facesse il bagno in questa sorgente, mentre secondo un’antica ordalia la fonte era usata per determinare l’innocenza o la colpevolezza di una persona accusata di colpe carnali: i sacerdoti infatti conducevano il presunto reo al fonte miracoloso per attingere l’acqua su cui versare del vino. Se il vino restava separato dall’acqua, la persona era considerata colpevole. La sistemazione attuale della fonte risale tra la fine dell’‘800 e l’inizio del ‘900, mentre gli antichi palazzi che la accerchiavano un tempo furono distrutti dal terremoto del 1693 e da successive costruzioni che hanno comunque rispettato la struttura urbanistica più antica.
Oggi, sulla fonte si specchiano importanti edifici, tra cui il Palazzo del Municipio, Palazzo Iacono-Ciarcià, il più antico della città, Palazzo Criscione e Palazzo Leopardi-Romano.
Basta spostarsi di qualche metro per ammirare poi la bellissima “Terma Imperiale”, un complesso termale risalente all’epoca romana imperiale, con un’abside, alcune vasche e canalette. I primi resti videro la luce già nella seconda metà dell’Ottocento quando si scavarono le fondamenta dell’attuale Palazzo Municipale, poi campagne archeologiche successive condotte da Paolo Enrico Arias prima, da Biagio Pace poi e infine da Giovanni Distefano hanno riportato alla luce un vero tesoro, il cui dono più prezioso è forse il mosaico a tessere bianche e nere raffigurante Nettuno e le Nereidi (II sec. dC.).

Tante ancora le sorprese che la città di Comiso regala all’attento visitatore: tappe obbligate della passeggiata alla scoperta delle sue meraviglie sono certamente la Fondazione Gesualdo Bufalino, edificio neoclassico con un elegante loggiato, dove lo stesso Bufalino, quotidianamente, amava trascorrere ore di riposo, e che oggi ne conserva, tra le tante opere, anche la biblioteca privata con oltre 10.000 volumi; l’imponente Castello Aragonese risalente addirittura al XIII secolo, dimora per lunghissimo tempo della famiglia nobile Naselli, che ricevette il feudo da Giovanni Cabrera nel 1493 e lo trasformò in un centro ridente e produttivo grazie a leggi moderne e concessioni alla popolazione. A metà Ottocento parte del castello fu adibita a teatro, il Teatro Naselli appunto, ad oggi centro della vita culturale della città. Ed ancora le tante chiese, come la Chiesa dell’Annunziata, la Chiesa di San Biagio, patrono della città, la Chiesa dell’Addolorata e altre ancora.

La storia di Comiso vive un momento importantissimo nei primi anni ’80, in piena Guerra Fredda, con la trasformazione dell’aeroporto militare, costruito in epoca fascista, in base Nato, la più grande base Nato dell’Europa meridionale con 112 missili Cruise a testata nucleare. Gli americani spesero più di 230 milioni di dollari per costruire una vera e propria città, con tanto di cinema, piscina, scuole, parchi, negozi e supermercati: un simbolo di potenza e di dominio da esibire in tutto il mondo. A fare da contraltare le numerose manifestazioni pacifiste che nel corso degli anni ’80 si alternarono contro la base americana, proprio sulla scia della non-violenza nel 1997 sui monti iblei, a dominare la piana di Comiso, il monaco giapponese Morishita costruì la Pagoda della Pace, la prima e unica pagoda buddista in Italia e una delle pochissime realizzate in Europa, ancora oggi visitabile.

Qualche anno fa parte della zona dove si ergeva la vecchia base americana è stata trasformata in aeroporto civile.

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